c Enigma Mortale
Cina meridionale
Provincia di Guangdong
Centro Sperimentale di Biogenetica
Ottobre 2002
E’ notte fonda, tuttavia nel laboratorio sperimentale, le luci sono, in gran parte, accese, da illuminare a giorno la stanza. Il prof. Flavio Turbani è prossimo ad una scoperta eccezionale ed è emozionato come un bambino. In mattinata, fu chiamato urgentemente per effettuare una visita ad un americano, aventi grosse difficoltà respiratorie. Comprese subito, di trovarsi dinanzi ad un nuovo caso, di polmonite atipica. Seppur quella visita non rientrava nei suoi programmi, lui non diceva mai “no”a nessuno. Prelevò un campione di sangue e ritornò al Centro. Gli studi, ultimamente da lui condotti, sul genoma umano, sono giunti ad una soluzione insperata. Già premio nobel della medicina e Presidente della famosa Associazione Internazionale medici senza frontiere. Persona di grande rilievo ed umanità e i suoi unici grandi amori sono la famiglia e la sua vocazione laica della professione medica, intesa come dedizione assoluta nel curare e salvare le persone, soprattutto le più povere ed emarginate. Questo é il suo desiderio, realizzato facendo della sua vita una missione dedicata al prossimo. Conobbe la sua Liliana poco prima di laurearsi, durante una visita in un centro assistenza per i diversamente abili. Rimase colpito, per la sua dolcezza e sentita devozione, nel prestare le cure a quelle persone, per nulla fortunate. Una sensibilità e profonda dedizione della loro professione che li accomunò oltre ogni cosa. Sposatisi giovanissimi, ebbero tre figli, ai quali volle trasmettere i grandi valori del mondo. Spesso la sua famiglia lo seguì in ogni parte remota, ove era chiamato a svolgere la sua missione. Dovevano confrontarsi con realtà ben più dure ed amare, come quella della povertà o miseria. Una tradizione familiare a cui teneva molto, era il dialogo durante i pasti, mettendoli al corrente delle sue scoperte o risultati. Per un impegno sociale, sua moglie Liliana, restò bloccata in Sud Africa con i tre figli. L’avrebbero raggiunto al più presto. Amava circondarsi della presenza dei figli e della moglie, di cui ne è sempre rimasto profondamente innamorato.
Alcune ore prima, vennero consegnate al laboratorio delle nuove gabbie di cavie, che furono sistemate accanto a quelle già esistenti.
Nell’accingersi a prelevare il campione di un comune virus influenzale da lui isolato precedentemente, urtò inavvertitamente il gomito ad un tavolo vicino. La siringa contenente una delle cellule del virus, gli sfuggì di mano. Essa andò a cadere, per disgrazia, dentro una delle gabbie, poste in un tavolino più basso, ferendo una bestiola. Quando aprì la gabbia, nel tentativo di recuperare la siringa, essa lo morsicò, essendo già spaventata dell’incidente avvenutogli. Non si preoccupò più di tanto. Oramai si riteneva vaccinato, chissà da quante misteriose forme virali e continuò a proseguire. Certamente testardo, nel non ammettere, che anch’egli è un essere umano e quindi, sottoposto ai rischi del suo lavoro, da incorrere in malattie sconosciute e probabilmente letali, anche per lui.
Pose sul tavolo la gabbia, per utilizzare la stessa bestiola che lo morsicò, minuti prima. Prese, sia la provetta del sangue prelevato in mattinata, che della cavia. Da entrambi isolò le cellule dei linfociti B. Dopodichè, al microscopio eseguì l’innesto delle cellule del virus, riuscendo a farle unire, una ad una. In un primo momento, con le cellule linfatiche della povera bestiola e in un secondo tempo, con i linfociti B del campione del sangue infetto. Non s’accorse, d’aver preso però, la cavia sbagliata. Completata questa prima fase, riversò quel campione di sangue, nuovamente nelle vene della cavia. E attese che non si manifestasse un rigetto, a causa della morfologia delle cellule, provenienti da due tipologie di sangue diverso. Trascorsa un’ora, ne prelevò un campione di sangue infettato e lo riversò in una provetta, in attesa di controllarne il buon esito dell’esperimento dopo l’innesto, riscontrandone i tempi di reazione. La chiuse con cura nel frigorifero ed uscì dal laboratorio. La gabbia, da cui il professore prelevò la bestiola, portava una indicazione in basso: attenzione <<“cavia esposta ad esperimento di LDH. Infettata con pneumococchi”>>. Il professore era un soggetto abitudinario e meticoloso, molto preciso nel suo lavoro. Forse qualcuno, volontariamente, gli fece trovare quella gabbia nel posto sbagliato; questi sapeva il modo di lavorare del professore. L’unica gabbia di cavia infettata, si trovò, erroneamente tra quelle in arrivo. Essendo un tipo preciso, aveva organizzato tutto, nei minimi particolari. Tutte le gabbie di cavie in attesa d’esito, isolate da una parte. Altre con malattie conclamate isolate dall’altra. Tutte selezionate con cura, gabbia per gabbia, per ogni minima variante d’esperimento.
Conosceva tutti i suoi collaboratori, anche se molti erano tirocinanti stranieri. Si fidava ciecamente di loro, ed erano tutti, al corrente della sua scrupolosa devozione per il lavoro. Sapevano anche, che se avessero sbagliato una minima cosa, potevano dire addio alla borsa di studio, e la possibilità di continuare la loro esperienza nel laboratorio. In Cina è un disonore, tra i ragazzi essere esclusi per un errore anche di distrazione, da qualunque borsa di studio.
E’ ancora buio pesto, e le uniche persone già al lavoro per la strada, sono alcuni addetti pubblici per la pulizia, accompagnati dal rumore assordante dei loro camion. Nel grande complesso del laboratorio, una imperturbabile figura si muove tra le mura, facendosi luce con una torcia. Sicuramente sa muoversi bene, in quel labirinto di porte e corridoi, per destreggiarsi e raggiungere in breve tempo ciò che cercava. La vigilanza all’ingresso osserva i monitor, tramite i quali, crede di tenere tutto sottocontrollo. Entra fugacemente nel laboratorio riservato del professore Turbani. Apre con indicazione precisa, il frigorifero dove il professore ripose qualche ora prima, la provetta sperimentale del sangue infetto della cavia e si dilegua velocemente, evitando con scaltrezza, il giro di ronda del servizio di vigilanza.
Distrattamente col piede, urta una gabbia in modo così violento, da far aprire lo sportellino per il contraccolpo.
Dal rapporto notturno della sicurezza, non è stato segnalata nessuna entrata o uscita, fuorché quella del professore a tarda nottata.
Un sole velato da il buongiorno ad un folto gruppo di studenti e personale, mentre varca l’ingresso del modernissimo centro sperimentale, per intraprendere la quotidianità della giornata.
Nel contempo che gli studenti raggiungono l’aula magna in attesa del loro professore, il personale specializzato, li precede nei vari laboratori, per organizzare il lavoro di ricerca e dare da mangiare alle cavie.
Un urlo terrificante si ripercuote per tutti i corridoi e scale. Colui che l’ho emise, corre impallidito ad avvisare il professore Turbani, dell’accaduto. Immediatamente avvisa pure la sicurezza di far evacuare l’edificio.
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